Test per la Sindrome di Lynch

La Sindrome di Lynch o hereditary non-polyposis colorectal cancer (HNPCC) è una malattia genetica a trasmissione ereditaria, correlata a mutazioni del complesso "DNA mismatch repair", ovvero di geni deputati alla riparazione del DNA, caratterizzata dalla predisposizione a sviluppare in età precoce neoplasie del colon retto (Sindrome di Lynch I) e/o di altre sedi anatomiche, in particolare del tratto gastroenterico e degli apparati urinario e riproduttore (Sindrome di Lynch II).


Nei soggetti portatori delle mutazioni genetiche il rischio stimato è del 70-80% circa per le neoplasie del colon retto, contro il 5% della popolazione generale; del 37% per i tumori extracolici, contro il 2% della popolazione generale; del 30-40% per il tumore all'utero. In generale, il rischio di sviluppare un tumore maligno varia a seconda della mutazione presente, e di altri fattori, quali il sesso e l'età del soggetto: è infatti maggiore per gli uomini, ed aumenta sopra i 40 anni.


Dal punto di vista clinico la malattia non si differenzia dalle forme di tumore colon rettale sporadico, ovvero non familiare, salvo che per la localizzazione, che nella Sindrome di Lynch è, nei due terzi dei casi, al colon destro o prossimale: la malattia può, anche a causa della sede preferenziale, essere silente per lungo tempo; oppure manifestarsi con sanguinamento rettale macro o microscopico, in questo caso rilevabile con la ricerca del sangue occulto nelle feci; possono esservi variazioni nelle abitudini evacuative, anemia sideropenica, stanchezza, perdita di peso.


La Sindrome di Lynch si trasmette come carattere ereditario autosomico dominante. Nelle malattie a trasmissione autosomica dominante (AD) è sufficiente che sia mutata, cioè difettosa, una sola copia, materna o paterna, del gene responsabile perché la malattia si manifesti. In genere uno dei due genitori di un soggetto affetto è portatore (eterozigote) affetto dell'alterazione genetica (mutazione), e ciascun figlio/a della coppia ha il 50% di probabilità di ereditare la mutazione e quindi la malattia. Ogni soggetto (maschio o femmina) affetto da una malattia AD ha il 50% di probabilità di trasmettere la mutazione e quindi la malattia ad ogni figlio/a.

La penetranza della malattia tuttavia è incompleta: ciò significa che non tutti gli individui portatori di una mutazione del MMR svilupperanno obbligatoriamente la neoplasia. Sono descritti casi sporadici nei quali la mutazione si verifica ex novo, ovvero non è presente nei genitori, e viene riscontrata per la prima volta nel soggetto affetto.
Una volta determinata la mutazione genica responsabile della malattia in un soggetto affetto, è possibile sottoporre a test genetico anche gli altri membri della famiglia a rischio di sviluppare la stessa malattia.

Con un prelievo di sangue, o da un tampone buccale, grazie all’utilizzo della tecnica NGS è possibile ricercare contemporaneamente tutte le mutazioni e le CNVs in MLH1, MSH2, MSH6, PMS2 e in parte di EPCAM che sono i geni correlati alla sindrome.

Il test viene effettuato su piattaforma NGS entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione del campione.