Pannello trombofilia ed abortività

Per trombofilia si intende la tendenza, geneticamente determinata, a sviluppare una patologia tromboembolica venosa e arteriosa in giovane età (< 50 anni) senza alcuna causa apparente e con la tendenza a recidivare.

Le cause genetiche della trombofilia sono correlate alla presenza di alcune mutazioni come la mutazione del gene per il Fattore V della coagulazione, del Fattore II (o protrombina), della proteina MTHFR (metilentetraidrofolatoreduttasi) e del PAI-1 (Inibitore dell’attivatore del plasminogeneo.

Il Fattore V recante la mutazione G1691A non viene inattivato dalla proteina C attivata con conseguente aumento di produzione della trombina che, come dice il nome stesso di questa proteina, ha un effetto pro-coagulante. I soggetti eterozigoti hanno un rischio 5-10 volte maggiore rispetto alla popolazione generale di sviluppare una trombosi venosa, mentre gli omozigoti hanno un rischio aumentato di 50-100 volte. Nei soggetti eterozigoti il rischio di infarto del miocardio sembra essere aumentato di 2-3 volte.

Nel gene codificante per la protrombina (Fattore II) è stata descritta una mutazione puntiforme che consiste in una sostituzione di una guanina con una adenina (variante G20210A). Questa mutazione è associata ad un aumento di circa il 30% dei livelli plasmatici di protrombina.

L’incidenza degli omozigoti è estremamente bassa. I soggetti eterozigoti hanno un rischio circa 3 volte superiore rispetto alla popolazione generale di sviluppare una trombosi venosa, mentre gli omozigoti hanno un rischio aumentato pari a 80 volte rispetto ai non portatori. Nei soggetti eterozigoti il rischio di infarto del miocardio sembra essere aumentato di circa 5 volte nelle donne e di 1.5 volte negli uomini.

La mutazione da citosina (C) a timina (T) nella posizione 677 del gene MTHFR causa una riduzione del 50% dell’attività enzimatica della proteina metilentetraidrofolatoreduttasi. Questa variante porta ad un aumento del livello plasmatico di omocisteina, specie dopo carico orale di metionina.

Una seconda alterazione nel gene per la metilen-tetraidrofolato-reduttasi, la sostituzione di una adenina con una citosina in posizione 1298 del gene (A1298C), è stata associata ad una diminuzione dei livelli di MTHFR.

Il rischio relativo per il tromboembolismo venoso dovuto ad una diminuita attività dell’MTHFR può aumentare in condizione di doppia eterozigosi, ossia di copresenza, della variante Leiden del fattore V o della variante G20210A della protrombina.

L’Inibitore dell’attivatore del plasminogeneo PAI-1 (-675 4G/5G) è il principale inibitore degli attivatori del plasminogeno (t-PA e u-PA), impedendo in questo modo la conversione del plasminogeno in plasmina e la conseguente dissoluzione del coagulo di fibrina. Un aumento o una riduzione di tale inibitore può indurre rispettivamente fenomeni trombotici o emorragici.

 

Caratteristiche del campione da inviare:

Il test viene effettuato con Mass Array Analyser entro 10 giorni lavorativi dal ricevimento del campione.